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TRAMA
Aulularia
«La commedia della pentola». Euclione, vecchio avaro, ha
scoperto nel giardino di casa una pentola piena d'oro, è
ossessionato dal timore che gliela si voglia rubare e
ostenta un'assoluta povertà. Il vecchio scapolo Megadoro,
suo vicino, si offre di sposarne, senza dote, la figlia
Fedra. Euclione accetta con entusiasmo, ma non sa che la
ragazza, violentata durante le passate feste di Cerere dal
nipote di Megadoro, Liconide, sta per partorire. Intanto
Strobilo, servo di Liconide, riesce ad impossessarsi della
pentola. Quando al disperato Euclione verrà restituita la
pentola, egli consentirà alle nozze tra il giovane e la
figlia, e l'oro servirà da dote a Fedra per il matrimonio
giusto e riparatore con Liconide. I motivi della commedia
rinviano tutti alle allucinazioni del vecchio avaro, che
vede in ogni cosa, animale o persona esseri mostruosi e
tentacolari miranti a sottrargli il tesoro.
NOTE
DI REGIA
“Che in Italia ora esista un
teatro analogo a quello in cui affondava le sue prepotenti radici il lavoro di
Plauto è cosa da mettere senza esitazione in dubbio”.
Così Pasolini chiosava la sua traduzione del plautino “Vantone”
concludendo: “Beh, qualcosa di vagamente analogo al teatro di Plauto, di così
sanguignamente plebeo, capace di dare luogo ad uno scambio intenso, ammiccante e
dialogante, fra testo e pubblico, mi pare di poterlo individuare forse soltanto
nell’avanspettacolo”.
Illuminante ci è sembrata questa intuizione e spesso ad essa ci siamo rifatti
nei nostri pochi allestimenti di commedie latine.
Walter
Manfré
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