Plautus Festival 2009
XLIX Edizione Recite Classiche Estive

Domenica
26 Luglio

 

L’Associazione Culturale TEATROPER

e

PLAUTUS FESTIVAL

 

presentano in

Anteprima nazionale


Corrado Tedeschi

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Corinne Bonuglia


Barbara Bovoli

 

in

 DON GIOVANNI

... e le sue donne

di Molière

 

Versione teatrale di
Fausto Costantini

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e con la partecipazione di
Margherita Adorisio

Idea spettacolo
Tinto Brass

Regia
Beppe Arena


Alcune immagini (clicca sulle stesse per ingrandirle)

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Personaggi e interpreti

- Don Giovanni Corrado Tedeschi
- Elvira Corinne Bonuglia
- Sganarello Barbara Bovoli
- Pierino Titti Cerrone
- Maturina Elena Aru
- Carlotta Kiara Mura
- Don Alonso Valeria De Luca
- Don Carlos - Ombra Don Luigi Margherita Adorisio
- Cusumano - La Domenica Stefania Ugomari De Blas
- Statua commendatore Daniela Giorgini

Don Giovanni l’ho sempre immaginato come un campione di amoralità, un disincantato dandy intellettuale, un cinico seduttore dedito unicamente alla lussuria e al piacere.
Circondato da donne/farfalle notturne dalle ali di velluto, languide, pallide, inquiete, illuse e conquistate dal suo fascino virile, smorfiose, lamentose, smaniose e umide come Venezia con l'acqua alta, labbra e unghie smaltate di rosso cupo, occhi lionati, mazzetti di violette sulle gote esangui, velette nere a proteggere volti ardenti e reticenti insieme, corpi nudi avvolti in mantelli di lontra ornati di biondo castoro.
Immerso in un ambiente con arredamento belle époque e cianfrusaglie da modernariato déco, rose bianche ai samovar e ai profumieri accesi, fazzoletti di lino spruzzati di afrodisiaci strategicamente collocati sotto i cuscini damascati, scatolette di "polvere folle" da versare al momento opportuno sull"'ala di rondine".
Riflesso nella figura di Gabriele D'Annunzio, quello degli anni ‘19 –‘20 che abitava a Venezia nella "Casetta rossa" sul Canal Grande, con calli odorose di "freschin", fiori putridi, piscio di gatti in amore, ponti e fondamenta accarezzati dallo sciabordio dell'acqua nei canali, campi notturni tagliati dalle ombre lunari di cupole e campanili, sottoportici, nicchie di portoni, corti "sconta" come propizie e complici alcove.
In questo contesto le avventure erotiche di Don Giovanni, con derive non di rado fetish, saffiche, scatologiche e perverse, faranno di lui quel "porco con le ali" di cui parla D'Annunzio nei suoi taccuini per definire se stesso.

Tinto Brass


 

Brevi cenni storici 

Le origini della leggenda di Don Giovanni, sono anteriori al Medioevo e non collocabili nella sola cattolica Spagna,come spesso si conviene, visto che tutti i popoli e tutte le religioni hanno conosciuto la corsa sfrenata al piacere sensuale, come esempio per tutti Faust che era tedesco e protestante.

Don Giovanni simboleggia l'uomo che rompe ogni freno morale e sociale per soddisfare, con il godimento immediato il proprio egoismo.

Fatta questa premessa, spogliatasi del suo carattere primitivo, la leggenda si e' localizzata a Siviglia, città' tra le più' voluttuose dell'antica Spagna,

Secondo una cronaca del sedicesimo secolo, Dom Juan Tenorio, discendente di un'illustre famiglia, uccise una notte il commendatore Ulloa Marchese di Calavatra, dopo avergli rapito la figlia.

Il Marchese fu sepolto in un convento, dove la famiglia possedeva una cappella.

Si narra che i frati per porre fine alle dissolutezze di Dom Juan, lo attrassero nel convento e lo fecero uccidere, spargendo la voce che era venuto ad insultare il commendatore nella sua tomba, e che la statua lo aveva afferrato e trascinato all'inferno, prima che un incendio distruggesse, la cappella e la tomba stessa.

Molti scrittori si ispirarono a questa leggenda privilegiando ora il godimento dell'eroe, tutto teso alla conquista della donna; ora la sua fine, con la punizione del cielo per tutti i suoi misfatti.

Molti di questi scritti sono anche noti come Il Convitato di Pietra. Nelle diverse interpretazioni, Don Giovanni, passa dal seduttore spagnolo schiavo del proprio istinto, tipico delle prime letture, sempre impegnato a soddisfare i suoi piaceri e sempre timorato di Dio, ad apostolo del diritto individuale, alla fine del sedicesimo secolo, contro i doveri della morale sociale ed umana, negando ogni divinità'

precostituita.

In questo modo, il personaggio soprattutto nella lettura italiana e francese, prende sempre maggior rilievo, maggiore ampiezza, acquistando una crescente profondità' psicologica.

Da qui parte il pensiero e la scrittura del don Giovanni di Molière


 

Il Don Giovanni di Molière

Molière colloca la sua commedia nello scenario italiano, e forse attinge proprio da vari frammenti a lui noti, per scrivere il Don Giovanni.

Da una prima lettura sembra di avere di fronte un'opera disordinata, composta da elementi eterogenei, presi da fonti diverse.

Ed anche il carattere dell'opera è estremamente vario: ora la commedia spigliata, dal tono leggero e galante, ora dramma umano dal tono solenne che sfiora quasi la tragedia. La satira del costume s'alterna alla discussione sui più elevati problemi morali.

Composta di elementi così disparati, la commedia si distacca da ogni altra opera dell'autore francese, divenendo quasi la più shakespeariana delle sue commedie.

L'unità rigorosa che manca nella struttura, c'è invece nel carattere del protagonista: prima soltanto libertino frivolo e leggero, poi libero pensatore per giustificarsi dei suoi comportamenti.

Il Don Giovanni rivela così una mancanza totale di senso morale e, con spietato cinismo, tratta il dolore altrui nel rispetto del più feroce egoismo. E' la commedia dove si riconosce il solo sentimento della realtà, spesso ipocrita come il protagonista, che dovendo raggiungere con la seduzione i suoi piccoli fini, simula un sentimento che non prova.

Tutte le sue donne, Elvira, Carlotta, Maturina e..., lo sanno bene, ma sono vittime della sua simpatia, della sua bellezza fisica, del coraggio, della generosità, dello spirito d'avventura, nonché dell'eleganza del gesto. Proprio questo carattere superbo, nei suoi chiaroscuri, nelle sue apparenti contraddizioni, fa del Don Giovanni, una delle grandi figure del teatro di Molière, considerato che in nessun altro personaggio, l'autore penetra così addentro alle più sottili pieghe dell'animo.

Nella commedia sono rappresentate tre classi sociali: nobili, popolani e borghesi, tutti immersi nel proprio mondo e senza rinunciare neanche alla libertà d'espressione, che ne qualifica la provenienza.

Parlano secondo la propria condizione, evidenziando sempre più le caratteristiche ed il volo libero di un personaggio come Don Giovanni, che si eleva a ruolo di mito al di là dei vizi occulti che vivono in tutte le persone comuni.


 

LA NOSTRA VERSIONE

Don Giovanni non è solo il grande amatore spregiudicato che tutti conoscono, ma il canto di libertà per un uomo che vede, attraverso l'amore, l'elevazione verso una forma pura di vita comportamentale, che scuote in ciascuno il grigio quotidiano, facendolo apparire una tavolozza di colori, dove solo una minuta umanità, non riuscendo ad elevarsi, accerchia e stritola la sua diversità.

Nel contatto con l'universo femminile, Don Giovanni, a differenza dei più, sprigiona e recupera il gioco infantile dove il sesso non ci rende diversi, ma complici nell'appartenenza. Ma quanti pur sentendone il bisogno, vogliono tornare bambini, senza dimenticare di essere grandi?

Sicuramente non quelli che standoci vicini ci osservano con spavento, pronti a colpirci alla prima occasione per uccidere con il corpo la vita di sogno del protagonista.

Lo spettacolo è un percorso immaginario che attraverso Don Giovanni ci permette di cogliere tutte le reazioni di una variegata umanità quando entra a contatto con il sentimento.

E' l'ultimo viaggio d'amore di un mito eletto.

Ma la gente comune, pur possedendo le chiavi della cassaforte dei sentimenti, viene distratta dal riscatto sociale da non accorgersi che l'unico elemento equilibrante tra le persone non è la ricchezza, ma l’amore.

 

Fausto Costantini


 

NOTE DI REGIA

“Nel mio sogno ella resta come la fanciulla che ho sempre vagheggiato, l’amata che da sempre ha atteso la mia venuta… la donna, unica e fulgida, rapita per l’eternità nell’indistruttibile.”

Alexander Lernet-Holenia

 

In questi anni, popolati da intellettuali da discount e psicanalisi da tascabile, da moralismo di partito e spiritualità fashion, la figura di Don Giovanni è diventata, nel comune pensare, lo stereotipo, negativo, del libertino superficiale  e cinico: il povero  maschio che annega i propri sentimenti e la ragione in un caos di pulsioni carnali, la cui collocazione, disgregata in più punti, è ben individuabile sulla mappa del corpo, proprio e dell’altro.

Chiacchiere da salone di bellezza! Da sala operatoria di chirurgia estetica!

Luoghi comuni che difettano della capacità di sognare, di bellezza e di passione:

“La passione non è cieca, è visionaria” scriveva Stendhal nel suo saggio Dell’amore e proprio l’amore è il protagonista di questo testo visionario; Amore che si diverte a cambiare continuamente maschera o a sovrapporne diverse.

La maschera del desiderio: una forza incontrollata che irrompe nella stabilità, un movimento estraneo alla logica, che non è contrario alla verità, ma è la sua rottura.

La maschera della seduzione: un gioco di specchi fra realtà (il corpo nudo) e l’irrealtà (la trasparenza delle vesti) che non è abbastanza definito per bloccare l’immaginazione e non è abbastanza nascosto per non suscitarla.

La maschera della gelosia: un tormento che altera la percezione, l’attenzione, la memoria, il pensiero e il comportamento; “un mostro dagli occhi verdi” come diceva Otello.

La maschera del sesso: una follia che disgrega l’ordine, la fuga dall’esperienza ordinata, il possibile che eccede sul reale, l’apertura vertiginosa per tutti i sensi, la sensazione della totalità sfuggente.

La maschera della passione: una sfida all’esistenza che si alimenta di fantasia, che inizia dall’ammirazione per una persona per poi trasfigurare tutto, lentamente, nel tempo, fino a lambire il sogno ad occhi aperti esponendosi all’illusione e alla delusione.

La maschera dell’erotismo: una sfida alla morte lanciata dall’indifferenza, l’approvazione della vita fin dentro la morte, la sottrazione del corpo alla sua semplice natura perché non lascia spazio alla creazione dell’altro, mentre Eros si dà solo là dove ci sono ideazione e creazione.

La maschera del tradimento: una lacerazione che segna l’atto di nascita della coscienza, un dubbio notturno senza il quale non potrebbe esistere l’amore.

Don Giovanni non ha conosciuto quindi che maschere. Le donne gli hanno solo mentito, indossando e cambiando continuamente maschera, mostrandosi sempre diverse, ma è lui stesso ad aver voluto queste menzogne: sono le donne ad averlo conquistato e se egli le ha lasciate fare è solo per la sua inconfessata paura di morire senza aver davvero amato

Beppe Arena

 


Leggi il Comunicato Stampa

 

 


Data ultimo aggiornamento 22-07-2009