Plautus
Festival
2009 |
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L'Associazione Culturale LE DONNE DI ITACA presenta Giuseppe Pambieri Micol Pambieri |
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in LE
FENICIE |
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e con Maria Letizia Gorga Musiche
da Sakamoto, Bartòk, Allevi, Tiersen,
Glass, Nyman, Regia |
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NOTE DI REGIA Le Fenicie è la tragedia che meglio rappresenta il conflitto come necessità negativa e ineludibile. La violenza, infatti, risulta essere nella tragedia euripidea l’elemento regolatore dei rapporti umani. L’opera mette in scena lo scontro fratricida per il potere di Eteocle e Polinice. Nella mitologia pagana dell’universo greco, i due fratelli della stirpe di Labdaco, rappresentano il doppio di Caino e Abele del vecchio testamento. Questa perfetta simmetria tra sacro e profano sta ad indicare questo violento antagonismo come origine del mondo. Eteocle e Polinice sono i figli della colpa perché i figli innaturali e incestuosi di Edipo e Giocasta. Essi combattono per la supremazia e per il potere nella città di Tebe. Dal particolare scontro tra i due consanguinei si giungerà ad un conflitto universale che deflagrerà in tutta la Grecia. Ecco quindi che il conflitto parentale diventa universale trasformandosi in guerra. La tragedia, come genere, diventa un’occasione irrinunciabile per confrontarsi con le pulsioni più profonde e feroci degli esseri umani che hanno nel conflitto un’istanza primigenia e ancestrale. La calda umanità di quest’opera permette di rivelare, senza infingimenti e falsi moralismi, l’ossessione per il potere e il desiderio di sopraffazione dell’altro come affermazione di se. La scrittura euripidea è così realistica ed efficace da sfuggire a qualsiasi localizzazione storica e, rinunciando all’effetto sublime ed eroico dei tragediografi precedenti, risulta moderna e sospesa in una condizione atemporale. La vicenda di Eteocle e Polinice, di Giocasta, Edipo e Antigone, è una narrazione svincolata dalla drammaturgia greca e diviene un pretesto per analizzare teatralmente il conflitto che va oltre le ragioni parentali e i motivi biografici, per divenire occasione bellica, espansione territoriale, ambizione irragionevole, contrattazione politica. La lotta interna tra i protagonisti, non è privata ma è un fatto sociale che riguarda la polis, le città, le nazioni, il mondo, che trae la sua origine, non dall’utopia consapevole di una convivenza pacifica tra i popoli, ma da un male eterno e inestinguibile, nella sua orrenda banalità: la guerra. La tragedia quindi, avulsa dal suo contesto storico letterario, risveglia la nostra coscienza dall’assuefazione quotidiana alla morte e alla violenza. Il dramma, la colpa, l’espiazione degli eroi greci, potrebbero essere raccontati da qualsiasi mezzo di comunicazione, infatti sono ormai diventati notizia, cronaca, atti processuali; così il mito diventa storia. La città di Tebe è lo spazio degradato in cui si intrecciano le vite, le agnizioni, gli scontri dei personaggi. Le emozioni di Edipo e Giocasta sono le linee architettoniche di una struttura labile, fatiscente, pronta al crollo, inconsciamente disposta ad accogliere il terremoto dell’incesto, spettro e tabù di ogni tempo e di ogni civiltà. I luoghi urbani sono quindi gli spazi dell’anima e le strade di Tebe sono i meandri oscuri della nostra interiorità. Il teatro, nelle sue infinite possibilità di rappresentazione, ha il compito di rivelare tutto questo. Le donne, in questa tragedia, risultano contrapposte eppure solidali agli uomini, secondo la tradizione insuperata del patriarcato e matriarcato, che alimenta tutta la scrittura dell’Atene del V secolo. Alla presunta potenza virile si contrappone la pietà e la consapevolezza dolorosa dell’esistenza del mondo femminile che deve ammettere la sua esclusione dalla cultura dominante e dai sistemi di potere, scegliendo il suicidio o l’esilio. La sola testimone rimasta alla fine di questa saga familiare, simile alla serialità moderna, sarà infatti Antigone che rimarrà, come testimonia l’etimologia del suo nome, l’essenza del conflitto che si realizzerà con il nuovo padrone della città, Creonte. In Antigone la radicalizzazione delle passioni si trasformerà in resistenza alla storia, alla ragione di stato e si concretizzerà nella richiesta di uguale dignità, attraverso la sepoltura di Eteocle e Polinice, morti in uno scontro fratricida. Il commiato di Antigone ne “Le Fenicie”, è chiaramente allusivo alle vicende successive e metafora di una storia che nei secoli futuri non riuscirà se non a ripetere se stessa. Il teatro del mito diventa quindi teatro della storia, ospitando le istanze di un dibattito sociale profondamente attuale e la scena appare come il cuore democratico di ogni paese civile. Un cuore pulsante, vivo di cui non si può fare a meno per vivere, pensare e affermare un’idea positiva di sviluppo volta alla crescita etica e morale dell’uomo. La dolente umanità dell’opera induce a una riflessione lucida ma ugualmente emotiva e commossa sulla guerra e sulla sua inutilità. Giuseppe ArgiròANNULLO POSTALE
La Filiale di Forlì di Poste Italiane, in occasione del PLAUTUS FESTIVAL 2009 - XLIX EDIZIONE RECITE CLASSICHE ESTIVE, ha approntato un servizio temporaneo con speciale annullo postale su richiesta del COMUNE DI SARSINA. L’annullo si potrà ottenere giovedì 13 agosto al servizio temporaneo allestito presso la sede del Comune di Sarsina in via Alcide De Gasperi, 9, attivo dalle 17,00 alle 19,30, e presso l’Arena Plautina dalle 20,00 alle 23,00. Sarà inoltre accettata posta ordinaria, raccomandata e assicurata. Nei giorni successivi alla manifestazione, per ottenere l’annullo, le commissioni filateliche possono essere inoltrate al Servizio Commerciale/Filatelia della Filiale di Forlì di Poste Italiane in Via Volta n. 5 Visita ilo sito di Giuseppe
Pambieri Leggi il Comunicato Stampa
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Data ultimo aggiornamento 12-08-2009