Plautus Festival 2008
XLVIII Edizione Recite Classiche Estive

Venerdì
8 Agosto

 

 

Neraonda                       Europa Duemila

Presentano

 

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Giuseppe Pambieri

in

 L'IMPRESARIO DELLE SMIRNE
di Carlo Goldoni

con

Maximilian Nisi             Maria Letizia Gorga

Regia
Massimo Belli


Personaggi e interpreti

- nel ruolo di Ali’ il turco

- Conte Lasca

- Lucrezia

- Tognina

- Annina

- Il Nibbio

- Maccario

- Pasqualino

Giuseppe Pambieri

Maximilian Nisi

Maria Letizia Gorga

Tiziana Bagattella

Paola Lorenzoni

Bruno Viola

Antonio Fermi

Sebastiano Colla


NOTE DI REGIA
Nell’impietoso ritratto che Goldoni compie dell’ambiente degli artisti di teatro - “di cui posso parlarne per fondamento”, come lui stesso dichiara ne L’autore a chi legge, prefazione de “L’impresario delle Smirne” -  vi è una lucida disamina di un mondo in corsa verso il proprio annientamento, inconsapevole o indifferente nel muovere passi incerti tra le ruine che sta per produrre la Rivoluzione Francese.
Il pretesto è l’analisi della vita di un gruppo di comici spiantati e affamati “spiati” nella vita come dietro le quinte per svelarne le verità e metterne a nudo i momenti privati. Distratti dalle loro piccole beghe e rivalità, occupati a farsi la guerra per far carriera, invidiosi di una posizione nella gerarchia di palcoscenico, di un costume più o meno sfarzoso, di un privilegio in più e soprattutto di avere una paga uno più alta dell'altro, non si accorgono di essere delle piccole sciocche marionette i cui fili vengono manovrati da chi il potere veramente ce l'ha. Il cinismo di Goldoni vuole che al bieco carattere degli artisti si leghi la strategia di asservimento ai propri guadagni del Conte Lasca, protettore, manager come si direbbe oggi, abile nel “proteggere” in cambio di favori immediati.
E’ un affresco sul teatro e quindi sulla vita, se vale ancora come crediamo, l’indissolubile legame che vede nella decadenza dell’Arte la crisi di una società che non dà più nessun significato al dibattito intorno ai temi eterni dell’uomo, occupata com’è nel mestiere dell’arrivismo, della ricerca del profitto ottenuto con qualsiasi mezzo, anche con la perdita della dignità e del rispetto per se stessi. 
Al di là dei significati che se ne possono trarre è certamente un corale divertissement, che restituisce il clima lezioso e libertino dell’epoca, rispettata tra l’altro dalla regia, che pone in risalto i due mondi dove si inscrive la vicenda: quello debosciato e délabré della misera locanda investita dai miasmi di un canale veneziano, e l’opulenza esotica ed inarrivabile del turco dispensatore di assurde speranze.
Il destino, rigorosamente beffardo con gli opportunisti calcolatori, darà appuntamento alla compagnia pronta per l’imbarco al molo stabilito, tradendone tutte le aspettative: il turco Alì, stordito dalle lotte intestine, dai livori, e dalle presunte truffe, li abbandonerà soli senza soldi e senza futuro, nell’atmosfera tragicomica di un’ ultima disperata gelida alba.

Massimo Belli


TRAMA

Sei comici disperati e affamati vivono per un breve attimo l'illusione della ricchezza: partire per una favolosa tournée in Oriente e tornare carichi d'oro e di celebrità. All’arrivo del turco Alì, ricco mercante delle Smirne, intenzionato a  metter su compagnia, il Conte Lasca, protettore di cantanti  arruolato nel procacciare le maestranze insieme al sensale Nibio, offre ad un gruppo  di comici spiantati l’insolita opportunità di far parte dell’impresa. Sebbene contattati privatamente uno ad uno con la promessa di mantenere il segreto, i vanitosi comici si confidano e scoprono delusi che la stessa offerta è arrivata a tutti ,  scatenando rivalse ed incontrollate smanie di protagonismo. Sedotto dalla fiorentina Lucrezia procace arrampicatrice, il Conte arriva a promettere a costei il ruolo della protagonista a scapito delle altre due  candidate, la veneziana Tognina e Annina, giovane principiante di Bologna. Al cospetto del Turco, dove ognuno si affretta a recarsi per far valere le proprie ragioni a dispetto degli altri , le tre comiche alle quali si aggiungono il soprano Carluccio, l’attor giovane Pasqualino ed il poeta Maccario, distratte dalle loro beghe e rivalità non si accorgono del disgusto che provocano verso costui, che estenuato dalle trattative portate a termine tra infinite polemiche ed insulti, si convince dell’impossibilità di poter gestire il gruppo di comici tanto che la mattina seguente li avrà già abbandonati alle loro dispute quotidiane. Lascerà soltanto nelle mani del Conte Lasca una somma di zecchini che servirà, secondo le sue intenzioni, a far nascere un’ impresa  autogestita dove tutti gli artisti con eguali diritti e  responsabilità dovranno saper agire in armonia nell’interesse collettivo.

 


Data ultimo aggiornamento 03-07-2008