Plautus
Festival
2008 |
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Roma Spettacoli ARTIFEX Teatro Stabile d’Abruzzo
presentano
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e con la partecipazione di
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in SOGNO
DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE uno spettacolo di Giorgio Albertazzi e William Shakespeare scene: Alessandro Chiti - costumi: Elena Mannini - musiche: Marco di Gennaro - coreografie: Gloria Pomardi
Regia di
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PERSONAGGI E INTERPRETI |
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LA COMPAGNIA STABILE TITANIA – Serena Autieri OBERON – Giampiero Ingrassia ELENA – Evita Ciri ERMIA – Anna Ferzetti LISANDRO –David Paryla DEMETRIO – Alfredo Troiano TESEO – Emiliano Brioschi IPPOLITA – Stefania Masala MOSCONDORO – Selene Gandini LA FATA – Margherita Ramella IL PAGGIO - Cristian Ciccone |
LA COMPAGNIA DEL "CIGNO" NICO TARGA – Enrico Brignano PIETRO PERA – Giuliano Esperati FARFA-TACCHIA – Cristina Rocchetti (CESARE – IL MERLO INDIANO)
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CANTANTI E DANZATORI COLIBRI' -- Chiara Politanò MIELE – Lidia Cocciolo MAMMOLA – Chiara Rosignoli ERBETTA – Marianna Zanaglio SPINA – Monica Monagas ZENZERO –Ramona Polizzi
PUCK IL MALIZIOSO – Giorgio Albertazzi
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NOTE
DI REGIA Per tre volte ho sognato il Sogno di Shakesperare a Verona, due volte al Teatro Romano e la terza al Giardino Giusti, sempre nel ruolo di Lisandro: regie di Salvini, Enriquez e Brissoni. Miei partner nel ruolo di Demetrio tre straordinari attori: Enrico Maria Salerno, Sbragia e Alberto Lionello. Siamo al quarto Sogno dopo un tentativo andato a monte quattro anni fa. Sognavo allora un Sogno spagnolo, forse sotto la suggestione di Jan Kott: donne altissime, fatali, grandi spacchi su cosce imperiose e uomini piccolissimi e arrembanti. Oggi siamo al quarto Sogno quindi. Questa volta il colpo è davvero insolito, per non dire sensazionale: questa volta faccio Puck. Non so ancora se in frac o in paillettes, non so ancora se con baffi e barba oppure con una testa rasata lucida con un punto interrogativo sulla nuca. So per certo che questo Puck secolare (sono quattro secoli che Puck fa il Puck nel Sogno di Shakespeare) si è stancato di fare il Puck e inventa perciò (o risogna?) un Sogno come una persuasione occulta all’“amor libero” in un bosco che è poi il bosco della vita. “Nel mezzo del cammin…” no, questo non c’ entra! Che succede se Puck è un vecchio Puck in mezzo a due compagnie di attori, una diciamo istituzionale, quella del Lord Ciambellano, e l’altra di guitti (o dilettanti geniali) che preparano entrambe, scontrandosi e non, due spettacoli da recitarsi nel giardino della dimora di un Capo, che potrebbe essere un sindaco o un miliardario o semplicemente il capo di uno stato di banana? Puck volteggia su una specie di altalena che forse è la luna, mito dominante nel testo di Shakespeare, qui sospesa fra un cielo popolato di parole scritte che vanno e vengono come su una lavagna luminosa e un prato che si incupisce e apre strane botole e trabocchetti. Siamo alla vigilia della luna nuova. Bottom che qui si chiama Targa (Enrico Brignano) si allena a recitare Piramo nella “lamentevole istoria” e intanto snocciola un “essere o non essere” demotico e riottoso, accompagnato in questo suo elucubrare da un merlo indiano di nome Cesare. Targa preso nella fascinazione notturna della luna sogna la prima attrice Titania (Serena Autieri) della compagnia del lord ciambellano, ma si dà il caso che la prima attrice, delicata, poetica ed ecologista, entri nel sogno di Targa, e viceversa. Il risultato sarà eroticamente catastrofico anche perché il primo attore Oberon (Giampiero Ingrassia) entra quasi per errore nella partouze sognando, forse, di trovarvi la sua antica amante Ippolita. I quattro innamorati sono intercambiabili: è un gioco a scambiarsi di coppia finché esausti, all’alba, camminando a quattro zampe, riapriranno gli occhi alla realtà, come dopo una ipnosi. C’è una dominante malinconica da post coito triste che percorre il Sogno oltre la favoletta, le fatine, i caprifogli e le viole del pensiero. C’è un eros profondo, una specie di gioco al massacro prima dello scampanio del lieto fine. Il bosco è pieno di canti, suoni e di quel such sweet thunder tanto caro a Ippolita, regina delle Amazzoni. Canterà – perfino Puck - in un intreccio di corpi e di scansioni d’amor carnale, che riempie tutto l’essere di ebbrezza e desiderio. Tradurre è tradire, si sa. Credo che il mio tradimento esalti l’idea di mostrare un Puck finalmente diavolo e arlecchino. Le maschere rivelano l’animo con l’aria di nascondere la fisionomia. L’eros è spesso brutale – come succede nei sogni delle educande e di Orfeo. Le musiche originali di Marco di Gennaro spaziano, come gli abiti e i costumi di Elena Mannini, dal quotidiano al simbolico, dalla danza rituale di Gloria Pomardi al pieno orchestra bernsteiniano – insomma un pastiche post-moderno nel bosco-labirinto, fra botole e lune basculanti, di Alessandro Chiti. Giorgio Albertazzi |
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Data ultimo aggiornamento 04-07-2008