Plautus Festival 2009
XLIX Edizione Recite Classiche Estive

Lunedì
10
Agosto

 

Ass. Bon Voyage  -  Molise Spettacoli  -  Teatro degli Appesi

 

presentano


Lello Arena

in

 LA TEMPESTA
di  William Shakespeare

traduzione  Masolino D'Amico

 

dramaturg Maria Grazia Gregori    costumi Alessandra Benaduce

scenografie Marco Lorenzi e Giovanni Sanniola

Light designer Luna Mariotti

musiche dal vivo  eseguite da Francesco Prestigiacomo

 

Adattamento e regia di
Marco Lorenzi


PERSONAGGI E INTERPRETI

- Prospero

Lello Arena

- Ferdinando

Fabrizio Vona

- Trinculo - Sebastiano

Francesco Di Trio

- Calibano

Lorenzo Bartoli

- Gonzalo

Simone Vaio

- Stefano - Antonio

Fabrizio Bordignon

- Ariele

Pablo Gaston Franchini

- Miranda

Barbara Mazzi


 

TRAMA

La tempesta (The Tempest) è tradizionalmente ritenuta la penultima opera di William Shakespeare (l'ultima sarebbe l'Enrico VIII) e dovrebbe essere quella che segnò l'addio alle scene del celebre drammaturgo (almeno come attore). Fu rappresentata per la prima volta il 1° novembre 1611 al Whitehall Palace di Londra; probabilmente, in seguito fu messa in scena anche al Globe Theatre e al Blackfriars Theatre.

Il racconto della commedia inizia quando gran parte degli eventi sono già accaduti. Il mago Prospero, legittimo Duca di Milano, e sua figlia Miranda, sono stati esiliati per circa dodici anni in un'isola (forse dell'Adriatico, o in Francia, altri ipotizzano le isole Bermude), dopo che il geloso fratello di Prospero, Antonio — aiutato dal re di Napoli — lo aveva deposto e fatto allontanare con la figlia di tre anni. In possesso di arti magiche dovute alla sua grande conoscenza e alla sua prodigiosa biblioteca, Prospero è servito controvoglia da uno spirito, Ariel, che egli ha liberato dall'albero dentro il quale era intrappolato. Ariel vi era stato imprigionato dalla strega africana Sycorax, esiliata nell'isola anni prima e morta prima dell'arrivo di Prospero. Il figlio della strega, Calibano, un mostro deforme, è l' unico abitante mortale dell'isola all'arrivo di Prospero. Provocato dalla avvenenza di Miranda, le propone di unirsi con lui per creare una nuova razza che popoli l'isola.

A questo punto inizia la commedia. Prospero, avendo previsto che il fratello Antonio sarebbe passato nei pressi dell'isola con una nave (di ritorno dalle nozze della figlia di Alonso, Clarabella, con un re cartaginese), scatena una tempesta che causa il naufragio della nave.

Sulla nave c'è anche il re Alonso, amico di Antonio e compagno nella cospirazione, e il figlio di Alonso, Ferdinando. Prospero, con i suoi incantesimi, riesce a separare tutti i superstiti del naufragio cosicché Alonso e Ferdinando credono ognuno che l’altro sia morto.

La narrazione è tutta incentrata sulla figura di Prospero, il quale, con la sua arte, tesse delle trame in cui costringe gli altri personaggi a muoversi. La commedia ha quindi una struttura divergente e, poi, convergente, in quanto i percorsi dei vari naufraghi si ricongiungono alla grotta di Prospero. Calibano incappa in Stefano e Trinculo, due ubriaconi della ciurma, che crede esseri divini discesi dalla luna, e cercano di mettere insieme una ribellione contro Prospero, che però fallisce. Nel frattempo, nasce una relazione romantica tra Ferdinando e Miranda. I due si innamorano immediatamente. Infatti il loro matrimonio sarà la causa della riconciliazione di Prospero con suo fratello Antonio. Infine Prospero rinuncia alla magia con un famoso monologo dove è consuetudine fare un riferimento allo stesso Shakespeare che con quest'opera abbandona il teatro e ha l'occasione di riconciliarsi con se stesso e la società.

Da Wikipedia


 

NOTE DI REGIA

“In pochi altri periodi storici gli uomini sono stati così pienamente tali,
hanno vissuto con tanta intensità e tanta sofferenza la loro condizione,
come negli anni splendidi e contradditori del Rinascimento inglese.”

A.L. Zazo.

“Noi siamo fatti della sostanza di cui sono fatti i sogni”…

Già… “noi”…ma “noi” chi?

Gli attori, il teatro! Questa, forse, è la risposta alla domanda. E oggi, che progressivamente il senso della realtà vera del teatro si va smarrendo, è interessante ricercare la nozione del teatro per l’uomo contemporaneo… essa esiste: è a metà strada tra la realtà e, appunto, il sogno.

Perciò, tornando alla citazione iniziale, è importante affrontare “La tempesta” oggi, in un progetto come il nostro. Un testo che parla di un grande uomo di teatro alla sua ultima recita, alla sua ultima e più grande evocazione dei suoi stessi sogni, al suo ultimo e più grande scontro con se stesso, essendo egli fatto di sogni, in quanto egli è il Teatro!

L’isola è lui!

E l’isola è popolata dei suoi sogni…

E dei suoi incubi.

È popolata di “sé”.

Più scrivo tutto questo e più mi accorgo che sto parlando dell’uomo con la “U” maiuscola; ma, d’altronde, questo siamo noi gente di teatro: il nostro compito è di riempire il vuoto davanti a chi ci guarda.

E sotto di noi… l’abisso!

Appunto…l’isola… “La tempesta”!

E sono di nuovo tornato all’inizio, all’inizio di tutto: ad un titolo… ad un grande testo e al più grande autore teatrale di tutti i tempi. Spero che proprio Lui, il “nostro” autore, sia il migliore compagno di viaggio per questa nuova avventura: che ci aiuti a non perderci nella grande Tempesta che ci aspetta e ad arrivare sani e salvi all’isola di Prospero.

Marco Lorenzi

 


Comunicato Stampa

 

 


Data ultimo aggiornamento 07-08-2009